[...]i dipinti sul tema dei paesaggi, paesaggi che nulla hanno a che vedere con la classica accezione di questo termine ma in cui Marta Czok riesce anzi, come sempre, a infilare quasi sotto un velo la sua fotografia, il suo punto di vista particolare sulla società. Così le città, argomento peraltro già affrontato ampiamente a partire dagli anni Ottanta, non sono semplici agglomerati di palazzi, ma piccole civitas in cui, pur non vedendoli, sono sempre ben presenti gli uomini, che si manifestano attraverso i comignoli fumanti, i tubi di scarico, e quell’ironia tipica dell’artista che riesce a dare il meglio di sé in opere come Welcome, la città circondata da mura così alte da rendere l’accesso impossibile. Al tempo stesso, in Neo Noè, il novello eroe biblico si trova a portare la sua arca, realizzata con quel carboncino che sembra richiamare già di suo qualcosa di antico e mitico, in un mare inquinato per colpa di tutti quegli oggetti che appena comprati ci sembrano perfetti e luccicanti, ma che si trasformano presto negli scarti rappresentati dal collage di glitter. Ci sono poi, sempre in questi dipinti, le grandi navi e gli aerei che oggi annullano le distanze e al tempo stesso la resa dello spazio, nelle dimensioni stravolte dall’uomo, in quel mare che inizia di punto in bianco in The Dam, richiama quell’arte medievale da sempre presente come influenza nell’opera dell’artista, con le sue antiche mappe e il modo che si aveva allora di immaginare la Terra.
Rispetto alle città realizzate a partire dagli anni Ottanta, c’è dunque una ricerca di minimalismo che è ripresa in gran parte dalle opere in bianco e nero che hanno pure caratterizzato questo periodo.[...]
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