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Teorie contemporanee propongono l’idea che la conoscenza non è tanto un processo di scoperta quanto uno di creazione. Inoltre, la conoscenza obiettiva altro non è che un’utopia, dal momento che deve necessariamente essere mediata da strutture costruite a livello sociale, come per esempio il linguaggio. Se il sapere è un’utopia, il potere certamente non lo è: al contrario, esso è palesemente imposto su di noi, giustificato finché presupponiamo che i potenti dispongono del sapere che i senza potere non hanno. Eppure il sapere è un’utopia…

Notate quanto è assidua la figura del potente nei quadri della Czok. Il potente è grande, domina la composizione, è posizionato in cima al mondo, vola su quest’ultimo, ci rotola sopra, lo distrugge pezzo per pezzo.

Osservate il Napoleone [Un Napoleone Qualsiasi]. La struttura ad altare che ne fa da cornice ricorda un’icona religiosa. Come un dio, egli è temuto dalla gente sulla quale è seduto, obbedientemente riverito dal suo entourage di angeli pagani. Eppure egli non è Napoleone in persona, ma uno “qualsiasi”, e questa parola implica tanto una simulazione dell’originale, quanto un comune meccanismo attraverso il quale diversi napoleoni vengono generati nel corso della storia. Teutoni, capi di lavoro, industriali: tutti riflettono questa stessa condizione di anonimità. Non è l’individuo al centro di queste rappresentazioni, ma il processo in sé che determina la posizione dell’individuo nella dicotomia potente/senza potere.

Di che processo stiamo parlando?

Cambiamo quadro. Nel Cancello della Sapienza l’opposizione potente / senza potere è simboleggiata attraverso una barriera fisica che separa i due estremi. Nella scelta di questa particolare immagine, Marta Czok sembra suggerire che, come una struttura di mattoni, il cancello della sapienza non è altro che una fabbricazione dell’uomo. Il concetto di sapienza non è né universale né eterno; al contrario, esso è invariabilmente costruito in modo tale da riflettere e rinforzare le gerarchie sociali in vigore: più precisamente, esso è costruito da coloro che sono in cima a queste gerarchi – quelli che poi fanno da guardia al cancello, tenendo segreta la realtà all’interno. Questo è il processo del potere. E il talento del potente sta nel convincere gli altri sulla natura insormontabile del cancello e, punto ancora più improntante, sull’esistenza stessa del sapere dall’altra parte.
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